La Collera e gli incidenti stradali
di Andrea Drusini
A questo punto è lecita una domanda: il rapporto tra le società umane e animali ha una sua plausibilità tout court o bisogna operare tutta una serie di 'distinguo'? È lecito sovrapporre arbitrariamente comportamenti di organismi dai bisogni, dalle conflittualità, dal cervello così diversi? Freud ha scritto che la civiltà è nata nel momento in cui l'uomo primordiale, invece di scagliare al rivale una pietra, gli ha lanciato un insulto. A volte tuttavia dalle parole si passa ai fatti, e questo succede anche nel caso di persone irreprensibili, di "cittadini modello" in cui improvvisamente l'ira esplode in maniera irrefrenabile.
Uno dei casi più noti è l'aggressività al volante della propria automobile: una recente inchiesta pubblicata da New Scientist ha cercato di far luce su questo caso specifico. "Un pomeriggio verso la fine del 1999, Gena Foster, 34 anni, madre di tre bambini, aveva appena imboccato l'autostrada per compiere il breve tragitto fino alla scuola del figlio più piccolo, in un ricco sobborgo di Birmingham (Alabama, U.S.A.). Mentre si stava immettendo nel traffico con la sua Pontiac a due posti, avrebbe tagliato la strada a una Toyota nuova di zecca, guidata da Shirley Henson, una segretaria di 40 anni, già istruttrice di lupetti scout, nonché madre di un adolescente. Secondo i testimoni, la Henson ha lampeggiato con i fari e Gena Foster ha reagito istantaneamente con una frenata brusca. Poi le due automobiliste si sono scatenate in un inseguimento accanito e rabbioso, rincorrendosi e zigzagando tra le corsie per più di sei chilometri. Quando finalmente le due macchine hanno lasciato l'autostrada, Gena Foster si è fermata, è scesa dall'auto e si è messa a correre verso la Toyota della Henson agitando le braccia e urlando: allora Shirley Henson ha estratto dal vano del cruscotto un revolver calibro 38, ha abbassato il finestrino e ha sparato in faccia alla Foster, uccidendola sul colpo."
(dall'articolo Road rage pubblicato su New Scientist del 9 dicembre 2000).
Questo è solo un esempio dei conflitti devastanti e gratuiti che possono nascere tra perfetti sconosciuti; in questo caso, l'aggressione viene classificata sotto il nome di road rage, "rabbia della strada" (un gioco di parole su road race, "corsa automobilistica"). Alcuni ricercatori sostengono che l'ira al volante non sia diversa da altre forme di arrabbiatura, ma altri ritengono che vi sia proprio nell'attività del guidare qualche cosa che scatena quella specie di mostro latente che è in noi.
Un ricercatore dell'Università Napier di Edimburgo nel 1997 ha effettuato un test sugli automobilisti basato su un questionario e ha scoperto che tra i conducenti vi sono delle differenze sorprendenti: un terzo dei partecipanti al test risulta composto da persone facili all'ira, sia al volante che in altre situazioni, un altro terzo risulta composto da persone tranquille, un terzo infine risulta di composizione più variegata, con circa un sesto che raggiunge un punteggio basso per quanto riguarda l'irritabilità in generale, ma che confessa di arrabbiarsi spesso in automobile. Questa frazione, secondo il ricercatore, è composta da quelle persone apparentemente miti e bene educate che al volante si trasformano in autentiche belve. Ma perché è proprio l'automobile - e non la fila in un supermercato, o in banca, o in una biglietteria - a scatenare un'aggressività così forte in personalità solitamente tranquille? Se un'auto davanti a noi è troppo lenta perdiamo la pazienza, ma questo non succede se siamo dietro a una persona che cammina lentamente in un marciapiede stretto. Ray Fuller, psicologo del Trinity College di Dublino, parla di "deindividuazione", cioè di quel processo che ci impedisce di entrare in rapporto con un altro automobilista in quanto "persona".
Il problema dell'automobile è quindi i fatto che non si riesce a ricavare delle informazioni sufficienti su chi sta alla guida: quella nella vettura davanti a noi potrebbe essere una madre che va a trovare in ospedale il figlio morente, ma noi non lo sappiamo. Guidando, noi ci basiamo prevalentemente su stereotipi: al supermercato, o in banca o in una biglietteria, abbiamo invece molte informazioni sulla persona che ci sta appresso, possiamo comunicare con la mimica facciale, e dall'espressione del nostro prossimo possiamo arguire che non voleva passarci davanti con il carrello e che è pronto a chiedere scusa. Il contatto "faccia a faccia" è molto importante nelle relazioni sociali, anche se spesso questo particolare viene dato per scontato. E' molto più facile invece fraintendere un automobilista quando si scusa a gesti, rimanendo però seduto al volante.
Resta da stabilire come mai, in alcuni individui, il furore distruttivo raggiunga l'acme, sfociando perfino nell'omicidio. Secondo una ricerca condotta all'Università di Leeds, circa il 25% degli automobilisti reagisce con comportamenti aggressivi, lampeggiando con gli abbaglianti, suonando il clacson, tallonando a distanza ravvicinata la macchina che li precede e perfino scendendo dalla vettura per venire alle mani. Secondo uno studio della British Automobile Association, il 54% delle donne e il 64% degli uomini è predisposto alla guida aggressiva, ma solo l'1% ha subito un'aggressione fisica. Secondo alcuni, lo sfogo ha una funzione liberatoria: covare l'ira dentro di sé è dannoso mentre lasciarla uscire ci fa stare meglio. Detta così, questa realtà è banale, ma studi psicologici hanno scoperto che persone emotivamente labili ricorrono agli sfoghi d'ira per migliorare il loro umore: se questo comportamento a volte funziona, c'è tuttavia il rovescio della medaglia.
Secondo Brad Bushman, psicologo presso l'Università dello Iowa, è più facile che le persone manifestino la propria ira se sono convinte che così la loro frustrazione diminuirà. Le cose però non sono così semplici. In un esperimento non ancora pubblicato, Bushman ha invitato i volontari a sfogare la loro aggressività prendendo a pugni un punching ball, per valutare come si sentivano dopo averlo fatto: ha scoperto così che il 72% degli individui riferiva di sentirsi benissimo, ma più essi dicevano di sentirsi meglio e più diventavano aggressivi; un po' come cercare di spegnere il fuoco gettandovi sopra della benzina. L'interpretazione della ricerca è che quando delle persone si mettono al volante già arrabbiate, significa che si arrabbieranno ancora di più: questo però non significa che si debba essere già di malumore per infuriarsi, né che si sia culturalmente predisposti all'arrabbiatura. Emil Cocarro, direttore del centro ricerche di neuroscienze e di psicofarmacologia dell'Università di Chicago, ritiene che la biochimica cerebrale di alcuni individui irritabili sia letteralmente "programmata" per l'ira. Esistono infatti numerosi circuiti neurochimici che innescano l'ira e altri comportamenti aggressivi, e la maggior parte delle persone che vengono provocate hanno delle reazioni biochimiche a livello cerebrale del tutto analoghe. Tuttavia, possono esservi delle enormi differenze su quanto avviene "dopo".
Secondo i ricercatori, le persone che presentano una carenza del neurotrasmettitore serotonina (un'amina biogena che viene prodotta a partire dall'aminoacido triptofano) a livello dei lobi frontali del cervello sono più soggette a quegli accessi di collera che vengono denominati "disturbo intermittente esplosivo", una sindrome che a parere di alcuni dovrebbe essere oggettivamente e formalmente riconosciuta come una condizione patologica. Si calcola che circa l'1-3% della popolazione soffra di questa sindrome, ed è possibile che proprio la carenza di serotonina sia responsabile della cosiddetta "rabbia al volante". Una scuola di pensiero afferma che la serotonina agirebbe da inibitore dell'aggressività a livello dei lobi frontali del cervello. Bisogna immaginare che, quando qualcuno ci fa un dispetto, le strutture subcorticali del nostro cervello ci spingano a reagire in maniera aggressiva; a questo punto la corteccia cerebrale si interpone per operare una mediazione, chiedendo per esempio: "vuoi veramente dare un pugno a quel tizio?". L'inibizione avviene addirittura prima che ce ne rendiamo conto, dandoci il tempo di prendere una decisione più ragionevole riguardo al nostro comportamento. Ma se il sistema della serotonina non funziona al meglio, quando i centri inferiori stimolati scatenano l'impulso aggressivo il meccanismo inibitore non agisce da freno e la corteccia frontale non interviene in tempo.
Tutto questo però ancora non spiega come sia stato possibile che Shirley Henson abbia estratto la pistola dal cruscotto della macchina e sparato alla signora Foster, non spiega cioè come una madre di famiglia possa trasformarsi in una belva umana. Marcus Raichle, studioso di neuroscienze presso la Washington University di Saint Louis, ritiene che una possibile spiegazione riguardi il fatto che l'ira impedisce di elaborare il pensiero in maniera efficace. Raichle fa presente che per i nostri progenitori preistorici, che tutti i giorni si trovavano faccia a faccia con un predatore o un competitore, una reazione riflessa di tipo emotivo poteva risultare assai più utile di un ragionamento su quale direzione prendere nella fuga o sui vantaggi di questo o quel nascondiglio. Tutto ciò non vale più, naturalmente, nel traffico congestionato del ventunesimo secolo: ma la "rabbia al volante" a questo punto non sarebbe altro che un retaggio - uno dei tanti - della nostra storia evolutiva.
In effetti, il numero di persone che vengono uccise in seguito a una lite automobilistica è infinitamente basso rispetto al numero delle vittime degli incidenti stradali, e solo una persona su 2500 tra quelle che hanno ammesso nei test di avere dentro di sé una certa aggressività ha dichiarato che arriverebbe ad assalire un altro automobilista. La "rabbia al volante" non va certo considerata un'epidemia, tuttavia gli sfoghi di collera possono avere delle conseguenze molto serie: per esempio, gli automobilisti collerici hanno una maggiore probabilità di essere coinvolti negli incidenti stradali. In uno studio risalente al 1968, è risultato che un quinto degli automobilisti che avevano avuto incidenti mortali nelle sei ore precedenti erano stati protagonisti di un violento diverbio o avevano avuto una scarica di aggressività.
Applicando questa analisi alla casistica degli incidenti stradali in Inghilterra nel 1999, risulta che ben 684 incidenti sono stati provocati da accessi di collera del guidatore. Le persone incapaci di controllare le proprie emozioni rappresentano quindi un pericolo per la società, e ciò induce a chiedersi quanti degli incidenti che avvengono sulle strade siano veramente "fortuiti".
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