Note sulla figura dello Psicologo del Traffico

Un convegno tenutosi il 19 aprile 2008 presso l'Aula Magna dell'Università Cattolica di Milano dal titolo: "Lo Psicologo del Traffico. Teorie, esperienze, prospettive".

L'incontro, organizzato dall'Ordine degli Psicologi della Lombardia (OPL), in collaborazione con l'Unità di Ricerca Psicologia del Traffico dell'Università Cattolica, intende fare il punto della situazione sullo Psicologo del Traffico, figura affermata in contesto europeo, soprattutto nel mondo di lingua tedesca (es. Germania e Austria), e in fase di crescita anche in ambito italiano. Sottolinea l'emergere della figura dello psicologo del traffico e qui Vi proponiamo il documento ufficiale.

Riteniamo, inoltre, interessante sottoporvi questo riassunto tratto dal libro "Psicologia del traffico - Analisi e trattamento del comportamento alla guida" di Max Dorfer del 2004 con l'inserimento di articoli apparsi nel web: www.sicurauto.it (2003) e www.omnesosservatorio.it (2006).

La psicologia del traffico è una disciplina molto diffusa in Europa da oltre cinque decenni e ha raggiunto standard molto elevati, specialmente nei Paesi di lingua tedesca. Si tratta di una disciplina con una lunga tradizione: le prime ricerche empiriche risalgono addirittura all'inizio del secolo scorso. In Italia, invece, è poco conosciuta, spesso confusa con una riduttiva e poco utile analisi testistica, oppure con l'educazione stradale, senza dubbio rilevante, ma in realtà compito dei pedagogisti del traffico. Tutto il resto rimane pressoché ignorato.

Le prime esperienze significative sull'affermazione della figura dello psicologo del traffico, in Italia, risalgono alla VIII° Giornata di studio e confronto sulla Sicurezza Stradale del 2006 (organizzata da OMNES) e all'esperienze dell'ASL di Bolzano, dove da anni c'e' grande sensibilità al problema della sicurezza stradale e in particolare a quelli che sono i disagi di chi incorre spesso in gravi infrazioni al codice della strada, oppure di chi ricorre troppo spesso alla bottiglia. Alla ASL di Bolzano infatti e' attivo già dal 2003 un servizio di psicologia del traffico.

Più ancora degli air-bag e dell'ABS, a determinare la sicurezza della guida interviene "un oggetto" che pesa circa un chilo e mezzo ed è collocato tra le due orecchie del guidatore. Non si tratta di un optional. Il cervello del guidatore determina la condotta di guida, la scelta del veicolo, il suo uso e, in definitiva, anche la propensione agli incidenti.

La sicurezza al volante è limitata da moltissimi fattori. Le sostanze stupefacenti, e in particolare l'alcol, alterano le capacità percettive, i tempi di reazione, facilitano un profondo discontrollo emotivo oltre che cognitivo. I normali processi di invecchiamento possono rendere il guidatore sempre più prudente, esperto e anche affidabile. Oltre un certo limite, però, si può varcare la soglia della pericolosità.

Esiste una propensione agli incidenti? E che cosa si celerebbe dietro tale propensione? Casualità? Ricerca di morte? Impulsività? Deliberata violazione delle regole? Quali strumenti possiamo utilizzare per valutare l'idoneità alla guida in persone cui è stata ritirata la patente a seguito di gravi incidenti, di uso di sostanze stupefacenti o di gravi patologie organiche? Quali sono gli aspetti che permettono di attestare l'idoneità alla guida di autisti professionisti? Qual è il valore predittivo delle valutazioni? Problema rilevante, in quanto devono essere tutelati gli interessi della società e del singolo individuo. È possibile una prevenzione per ridurre l'alto tasso di incidenti nei giovani? Le risposte non sono certamente semplici e neppure univoche. La psicologia del traffico, però, non si limita solamente a questi aspetti: coinvolge anche risvolti ergonomici e normativi, legali e giuridici, assicurativi, terapeutici, riabilitativi ed educativi. Si tratta di una delle branche della psicologia applicata, già largamente diffusa all'estero, con maggiori prospettive di sviluppo in un prossimo futuro nel nostro Paese.

Gli psicologi che lavorano in questo ambito devono possedere una formazione specialistica post-universitaria. L'Austria, per esempio, richiede una formazione di perlomeno 1600 ore dopo la laurea quinquennale e l'iscrizione in un elenco depositato presso il Ministero Federale dei Trasporti. Ciò allo scopo di tutelare la società e le persone sottoposte a visita. Anche la Germania prevede una disciplina simile: si tratta dei pochi casi in cui il legislatore ha regolamentato in modo rigoroso l'attività psicologica.

La riabilitazione e la terapia di coloro che hanno commesso serie violazioni del codice stradale, in primo luogo la guida in stato di ebbrezza, costituisce un altro ambito da trattare con particolare attenzione. Alle persone che, avendo compiuto gravi infrazioni, non sono ritenute idonee spesso vengono consigliate (o imposte) misure terapeutico-riabilitative per il riottenimento della patente di guida. In questo caso, è importante che sia dimostrata l'efficacia e l'appropriatezza di tali misure terapeutico-riabilitative.

La psicologia del traffico ha messo a punto tipi diversi di intervento e ne ha verificato l'efficacia. Il Paese che ha maturato la maggiore esperienza in questo ambito è nuovamente la Germania. Qui sono ammesse per legge solo le misure di cui sia stata dimostrata l'efficacia.

La psicologia del traffico si occupa, però, anche di settori molto tecnici come l'ergonomia dei sistemi di assistenza alla guida. Qui gli psicologi del traffico lavorano fianco a fianco con ingegneri e tecnici e studiano gli effetti delle nuove tecnologie sul comportamento di guida.

Il mobility management, infine, è un ulteriore ambito interdisciplinare in cui gli psicologi si trovano a stretto contatto con urbanisti, architetti, sociologi e pedagogisti per favorire una mobilità più intelligente e che tenga conto delle esigenze ambientali.

La psicologia del traffico, oltre a essere una disciplina di notevole impatto sociale, dati i notevoli costi, umani e materiali, degli incidenti stradali - e questo sarebbe già un motivo sufficiente per favorirne lo studio e la diffusione - può fornire, peraltro, numerosi sbocchi professionali: sono immaginabili da 750 a 1000 psicologi che lavorino a tempo pieno nell'ambito della valutazione psicologia dell'idoneità alla guida; nel campo della riabilitazione-terapia di conducenti che abbiano commesso infrazioni gravi è ipotizzabile l'impiego di altri 400-800 psicologi.

Altri 100-200 psicologi potrebbero lavorare, a tempo parziale, nel contesto del mobility management.

L'educazione stradale (nelle scuole di ogni ordine e grado e nelle scuole guida), benché compito non specificamente psicologico, potrebbe occupare alcune centinaia di psicologi del traffico.

Infine, gli ambiti della verifica dell'efficacia dei vari interventi volti ad aumentare la sicurezza stradale, dell'ergonomia e della ricerca in genere potrebbero richiedere il coinvolgimento della professionalità di numerosi altri psicologi.